Alfredo Fiorani

L'orizzonte di Cheope

Alfredo Guida Editore

Napoli, 1998

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Passeggeri all'aeroporto in fila, come in un lager, davanti al gabbione del Costumers. Passaporto in mano. Facce strizzate dalla stanchezza, guance appese, labbra secche. Otto ore di volo per lo più passate in mezzo ad una turbolenza, che aveva scosso gli intestini, strizzato gli stornaci, ristretto le vesciche e spremuto il cuore dalla paura, sulla rotta New York-Roma. Il neon accentuava il pallore di quei visi. Sfilavano sotto gli occhi abulici dell'agente in borghese, che li congedava ad uno ad uno con un annoiato okay. Il cigolio sinistro del nastro trasportatore dei bagagli accolse una comitiva vociante di americani, la quale andò a serrare il muro che altri passeggeri formavano intorno al nastro. In silenzio, quasi ipnotizzati nel seguire una voluminosa valigia nera dimenticata. Ruotava lentamente e poi veniva inghiottita e di nuovo risputata davanti a loro, da un po' in preda alla snervante attesa per quella sorte di lotteria che è, in un aeroporto, la restituzione dei bagagli. Sguardi di invidia raggiunsero i primi fortunati che, accovacciati, distendevano le braccia verso il loro bene e lo accoglievano rasserenati, come si fa con una persona cara da tempo assente. Giacomo Valent seguì l'accanirsi di alcuni: sembravano iene che strappavano via parti di una carcassa d'animale. Finalmente, vide comparire la sua valigia. Con sollievo, la raccolse e si diresse verso l'uscita. Il «Niente da dichiarare?» dei doganieri scivolava leggero dietro al gesso portato sulle valigie con gesto rapido, dopo un sommario controllo del loro contenuto. Superò la dogana. Quasi sentendosi un imputato, rasentò la transenna che arginava la massa di gente intenta a scortare con gli occhi i passeggeri nell'avida ricerca del parente, dell'amico o del turista. Proseguì sicuro di scorgere la moglie, Alma. Non vedendola, si fermò. Frugò tra la folla. Turisti, poliziotti, stward, inservienti s'interponevano fastidiosamente tra lui e l'idea che Alma stesse da qualche parte anch'essa preda dello stesso desiderio che in lui si rianimava dopo ogni delusione prodotta da una errata somiglianza. Eppure, a telefono era stato chiaro: - Volo AZ-747 delle 21.30 - le aveva comunicato. Quanto avrebbe voluto non arrivare a spiegarsi quella assenza. Fece un ultimo tentativo. Salì al piano superiore. Sul marciapiede delle partenze, all'uscita dalla scala mobile, prese in pieno una folata di tramontana. Aveva lasciato alla partenza il vento gelido di Roma e se lo ritrovava di nuovo contro, come se non si fosse mosso neppure di un metro, come se nulla fosse cambiato. Si era illuso. All'assicurazione di Alma «Farò il possibile» aveva dato troppo peso, quanto a quel viaggio di lavoro, a quell'interruzione, a quel momentaneo vuoto. ...

(Alfredo Fiorani)

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